Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Questo sito utilizza Cookies per gestire autenticazione, navigazione e altre funzioni. Cliccando Accetto, usando il sito, cliccando i link o semplicemente scrollando la pagina accettate l'utilizzo dei Cookies durante la navigazione.

    Leggi la nostra privacy policy

    Leggi e-Privacy Directive Documents

Genesi

Traduzione Restaurata

 

Si prega il lettore privo di pregiudizi, di sorvolare sulla forma temporanea di questa versione e valutarne solo l’oggetto, frutto costante ed esclusivo del dizionario etimologico e della grammatica d’Olivet.

Trentacinque secoli ci separano dall’edizione originale ebraica del testo; chi lo ha posseduto e detenuto con immensa cura, non ha potuto far altro che interpretare come meglio poteva ciò che ha tradotto in lingua greca, ventitré secoli fa, per la Biblioteca di Alessandria; ma in questo lasso di tempo, dodici secoli, in cui il popolo ebraico ha subito numerose deportazioni, è avvenuta anche una notevole decadenza linguistica.

Quanto fissato dalla traduzione in greco, traduzione chiamata Septuaginta o LXX, è divenuto il dizionario e la grammatica dell’antica lingua ebraica. Qualsiasi delle nostre moderne o antiche traduzioni della Bibbia, derivano dalla LXX; la quale precede ed è quindi la fonte di ogni altra traduzione: In copto, etiopico, arabo, siriano, persiano e dei Targum.

Chi conosce la differenza fra la lingua inglese attuale e la stessa al tempo di Shakespeare, può farsi un’idea dell’azione del tempo sulle lingue; e stiamo parlando di soli quattro secoli, nei quali già da tempo la letteratura era pressoché una scienza e quindi, secoli molto diversi da quei 12 sopra citati.

È altresì facile rilevare che solo la parte dotta e scientifica della narrazione viene ristabilita, cioè quella parte perduta, nell’uso quotidiano del linguaggio corrente, nel tempo.

Questa versione è composta in modo tale, da ricalcare il più possibile la struttura grammaticale della versione biblica, per permetterne la continua comparazione, ovviamente nella misura in cui ciò è possibile senza compromettere il testo originale; e poiché è sostenuta solo da poche note, per una comprensione più dettagliata e completa del testo, rimandiamo il lettore anche alla comparazione con le versioni interlineari in italiano e inglese.

 

 

Primo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero uno, cioè ciò che è iniziale, unico; l’unità relativa, il punto centrale, il principio astratto delle cose. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel primo, undicesimo, ventunesimo e trentunesimo versetto di ogni capitolo.

 

 

Traduzione dal dizionario etimologico

Versione biblica “Luzzi Riveduta”

 

1:1 Nel principio Dio creò l’essenza del cielo e della terra [1].

 

1:1 Nel principio Iddio creò i cieli e la terra.

1:2 E la terra era latente nella propria essenza; solo l’oscurità era ciò che appariva della fonte infinita dell’esistenza, mentre Dio animava la materia [2].

 

1:2 E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse:

1:3 E Dio disse, sia la luce e la luce fu.

 

1:3 'Sia la luce!' E la luce fu.

1:4 E Dio vide che l’essenza della luce era buona [3] e Dio separò la luce dall’oscurità.

 

1:4 E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.

1:5 E Dio chiamò la luce giorno e l’oscurità notte; e questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del primo giorno [4].

 

1:5 E Dio chiamò la luce 'giorno', e le tenebre 'notte'. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno.

1:6 Poi Dio disse, ci sarà una rarefazione nel punto in cui la materia si forma, per dividerla.

 

1:6 Poi Dio disse: 'Ci sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque'.

1:7 E Dio fece l’essenza della rarefazione per separare la materia; e ciò fu determinato cosi.

1:7 E Dio fece la distesa e separò le acque ch'erano sotto la distesa, dalle acque ch'erano sopra la distesa. E così fu.

1:8 E Dio chiamò la rarefazione cielo. E questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del secondo giorno.

 

1:8 E Dio chiamò la distesa 'cielo'. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il secondo giorno.

1:9 Poi Dio disse, la materia sotto il cielo graviterà verso un punto unico e si vedrà l’asciutto; e ciò fu determinato cosi.

 

1:9 Poi Dio disse: 'Le acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l'asciutto'. E così fu.

1:10 E Dio chiamò l’asciutto terra e la conseguenza della gravità la chiamò acqua [5]; e Dio vide che questo era buono.

 

1:10 E Dio chiamò l'asciutto 'terra', e chiamò la raccolta delle acque 'mari'. E Dio vide che questo era buono.

1:11 Poi Dio disse, crescerà la vegetazione dalla terra e si riprodurrà nella propria specie dai propri semi; e ciò fu determinato cosi.

1:11 Poi Dio disse: 'Produca la terra della verdura, dell'erbe che faccian seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra'. E così fu.

1:12 Cosi nascerà dalla terra la vegetazione, che cresce e si riproduce nella propria specie dai propri semi; e Dio vide che ciò era buono.

1:12 E la terra produsse della verdura, dell'erbe che facevan seme secondo la loro specie, e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono.

1.13 E questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del terzo giorno.

 

1:13 Così fu sera, poi fu mattina: e fu il terzo giorno.

1:14 Poi Dio disse, esisteranno dei luminari nel cielo, a determinare il giorno e la notte, le stagioni e gli anni.

1:14 Poi Dio disse: 'Sianvi de' luminari nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; e siano dei segni e per le stagioni e per i giorni e per gli anni;

1:15 E saranno nel cielo per illuminare la terra; e ciò fu determinato cosi.

 

1:15 e servano da luminari nella distesa dei cieli per dar luce alla terra'. E così fu.

1:16 E Dio fece l’essenza del sole e della luna, i due incrementatori della vita organica [6]; il sole per la manifestazione del giorno e la luna, colei che si ripete nella successione, per la manifestazione della notte. E fece anche l’essenza delle stelle.

 

1:16 E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore, per presiedere al giorno, e il luminare minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle.

1:17 E Dio pose la loro essenza nel cielo, per illuminare sulla terra.

 

1:17 E Dio li mise nella distesa dei cieli per dar luce alla terra,

1:18 Per manifestare il giorno e la notte e per separare la luce dall’oscurità; e Dio vide che questo era buono.

 

1:18 per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono.

1:19 E questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del quarto giorno.

 

1:19 Così fu sera, poi fu mattina: e fu il quarto giorno.

1:20 Poi Dio disse, l’acqua sarà prolifica di esseri viventi, e gli uccelli voleranno nel cielo.

1:20 Poi Dio disse: 'Producano le acque in abbondanza animali viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l'ampia distesa del cielo'.

1:21 E Dio creò la facoltà della crescita fisica e la facoltà che fa diventare adulto ogni essere vivente, che prolifera nell’acqua secondo la propria specie; e creò l’essenza di ogni volatile secondo la propria specie; e Dio vide che questo era buono.

 

1:21 E Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, i quali le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, ed ogni volatile secondo la sua specie. E Dio vide che questo era buono.

1:22 E Dio operò nelle loro essenze e vi determinò la fecondità, la moltiplicazione e l’accrescimento, nell’essenza dell’acqua del mare, e che i volatili moltiplichino sulla terra.

 

1:22 E Dio li benedisse, dicendo: 'Crescete, moltiplicate, ed empite le acque dei mari, e moltiplichino gli uccelli sulla terra'.

1:23 E questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del quinto giorno.

 

1:23 Così fu sera, poi fu mattina: e fu il quinto giorno.

1:24 Poi Dio disse, dalla terra nasceranno esseri viventi, che crescono e diventano adulti secondo la loro specie terrestre; e ciò fu determinato cosi.

 

1:24 Poi Dio disse: 'Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie'. E così fu.

1:25 E Dio fece l’essenza di ciò che vive sulla terra secondo la propria specie; fece l’essenza degli animali secondo le loro specie e fece quella facoltà, in tutto ciò che cresce e diventa adulto, di somigliare [7] alla propria specie; e Dio vide che questo era buono.

 

1:25 E Dio fece gli animali selvatici della terra, secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili della terra, secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono.

 

1:26 Poi Dio disse, faremo l’essere umano [8] a nostra proiezione e a nostra somiglianza; essi avranno il dominio su tutti gli animali della terra.

1:26 Poi Dio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra'.

1:27 Così Dio creò l’essenza dell’essere umano a sua proiezione, nella proiezione di Dio creò la sua essenza; creò l’essenza loro maschio e femmina [9].

 

1:27 E Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

 

1:28 E Dio operò nelle loro essenze dicendo, crescete, moltiplicatevi e riempite la terra; soggiogatela e abbiate potere sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su ogni animale che cresce sulla terra.

 

1:28 E Dio li benedisse; e Dio disse loro: 'Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra'.

1:29 E Dio disse [10], vi ho dato l’essenza di ogni vegetale che fa seme e l’essenza di ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi sarà di nutrimento.

 

1:29 E Dio disse: 'Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento.

1:30 A tutti gli esseri della terra, tutti i volatili, tutto ciò che cresce e diventa adulto, che ha in sé l’anima della vita, do per nutrimento l’essenza di ogni vegetale; e ciò fu determinato cosi.

 

1:30 E ad ogni animale della terra e ad ogni uccello dei cieli e a tutto ciò che si muove sulla terra ed ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento'. E così fu.

1:31 E Dio vide che l’essenza di tutto ciò che aveva fatto era completamente buona in ogni facoltà; e questa è stata la crescita fisica e le caratteristiche del sesto giorno.

1:31 E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il sesto giorno.

 

Note


[1] Dio creò l’essenza del cielo e l’essenza della terra. Poiché le parole cielo e terra qui sono precedute dalla preposizione designativa ATH, la quale non ha il corrispettivo articolo in italiano, ma il dizionario etimologico si: La sostanza stessa delle cose, il loro essere, la loro essenza; la quale le identifica mediante il loro proprio segno, marchio, simbolo, carattere, ecc.. Nel primo capitolo leggeremo spesso questa parola, rispetto a ciò che Dio crea; ed è questo il motivo per cui in questo capitolo molti verbi sono al futuro.

[2] La perdita dei significati di parole come, essenza, materia o acqua, è fra le cause principali e più determinanti dell’errata traduzione del testo della Creazione. Poiché le parole ebraiche che significano materia e acqua, provengono da due radici diverse ma così simili, che nella formazione della parole, espresse sempre e solo al plurale, diventano indistinguibili in mancanza di un contesto o della loro pronuncia, perduta, che le identifichi. Invitiamo il lettore, giustamente scettico, a notare e a valutare la coerenza logica e filologica delle nuove (35 secoli…) parole che sta leggendo. Naturalmente, con le versioni interlineari italiana e inglese, che descrivono dettagliatamente il restauro del testo, con il dizionario etimologico e il restante della pubblicazione sul sito, il lettore ha ogni mezzo necessario per poter giudicare da se stesso.

[3] Dal dizionario etimologico: Qualunque cosa è produttrice o è prodotta, qualunque cosa che germina o protegge; o che riflette gli effetti di ogni causa produttiva, di ogni volontà efficiente, di ogni movimento determinato, di ogni potere generativo; tutto ciò che cresce e si diffonde; tutto ciò che è in grado di essere completamente conservato, difendersi e resistere dalla corruzione; è il simbolo della fruttificazione; tutto ciò che è sano, buono, ciò che è bene. Però nel dizionario non è espressa l’accezione bello, almeno non nel senso in cui è inteso in Gen. 6.2.

[4] Giorno è il senso più ristretto del termine; il significato etimologico è la manifestazione luminosa della materia; il senso figurato è quello di momento, periodo, epoca, tempo.

[5] Perfetta concordanza fra il dizionario etimologico e le leggi della Fisica, cioè, l’acqua quale conseguenza, attraverso la pressione dell’aria, della forza di gravità, senza la quale essa non può esistere allo stato liquido ma solo come ossigeno e idrogeno separati; e più sopra la rarefazione, nel punto in cui la materia si forma, per suddividerla, produce il cielo, comunque composto dai vari elementi della materia allo stato gassoso.

[6] Questo è il significato etimologico: Che estraggono, attirano, elevano in alto la vita organica. Il termine ripetitivo, persistente; che continua, che ripete la successione, è impiegato solo due volte nella Creazione, qui e in Gen. 9.24 riferito a Canaan, cioè l’essere umano, la cui esistenza fisica è ripetitiva, persistente; che continua, che si ripete nella propria successione.

[7] Erroneamente tradotto in suolo, polvere o terra, questo termine è la caratteristica del nostro nome, cioè di somigliare; in questo passo, nella parola ebraica, si riconosce il nome Adamo, semplicemente preceduto dall’articolo determinativo e seguito dall’articolo direttivo o enfatico. Nel testo originale della Creazione il termine è presente 28 volte e avrà sempre lo stesso significato cioè di somigliare, somiglianza, similarità, identicità.

[8] La parola Adamo è solo la trasposizione fonetica delle lettere; questo nome, correttamente tradotto è, l’essere che somiglia [a Dio], cioè l’insieme degli esseri umani, l’umanità che somiglia [a Dio].

[9] È importante notare che anche le femmine, a proiezione e a somiglianza di Dio, sono create ora e non in seguito.

[10] Il significato di questa parola è sempre relativo a chi la esprime, sia esso un essere, una facoltà o un oggetto; è la dichiarazione, la manifestazione, la riflessione all’esterno. Significa parlare, se a esprimerla è Dio o gli esseri umani; significa manifestare all’esterno le proprie facoltà, se a esprimerla è l’Istinto (il serpente); oppure, ancora oggi, significa messaggio, comunicazione, annuncio, se a esprimerla sono cose come il regolamento, il giornale, le previsioni del tempo, ecc..

 

 

Secondo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero due, cioè la variazione, il cambiamento, il passaggio, la transizione da uno stato ad un altro; la distinzione, tutto ciò che divide e misura. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel secondo, dodicesimo ventiduesimo e trentaduesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.


2:1 E così furono completati il cielo e la terra, in tutta la loro nascita graduale dal loro stato di essenza.

2:1 Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro.

2:2 Poiché nel settimo giorno, Dio fece nascere attraverso se stesso ciò che aveva fatto; nel settimo giorno fecondò, attraverso l’intero suo essere, ciò che aveva fatto.

2:2 Il settimo giorno, Iddio compì l'opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatta.

2.3 Cosi Dio operò nell’essenza del settimo giorno e vi attuò le forze e le leggi della natura, poiché in esso fecondò, attraverso l’intero suo essere, ciò che aveva fatto.

2:3 E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l'opera che aveva creata e fatta.

2:4 Questa è la descrizione della nascita del cielo e della terra nell’atto di essere creati, nel giorno in cui l’Eterno [1] Dio fece la terra e il cielo:

2:4 Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l'Eterno Iddio fece la terra e i cieli.

2:5 Non esisteva ciò che nasce e cresce dalla natura poiché l’Eterno Dio non aveva ancora dato l’impulso [2] per realizzare la vita sulla terra e non esisteva l’essere umano, distinto in individui che somigliano a Dio.

2:5 Non c'era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna, e nessuna erba della campagna era ancora spuntata, perché l'Eterno Iddio non avea fatto piovere sulla terra, e non c'era alcun uomo per coltivare il suolo:

2:6 Ma solo le facoltà virtuali salivano dalla terra e assorbivano l’aspetto di tutta la somiglianza.

2:6 ma un vapore saliva dalla terra e adacquava tutta la superficie del suolo.

2:7 Allora l’Eterno Dio manifestò le facoltà [3] dell’essenza dell’essere umano dalla somiglianza, gli ispirò la vita nelle sue facoltà e l’essere umano fu animato di vita.

2:7 E l'Eterno Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l'uomo divenne un'anima vivente.

2:8 E l’Eterno Dio stabilì la continuità fisica del corpo organico soggetto al tempo, per la sua origine; e vi pose l’essenza dell’essere umano, al quale ne aveva manifestato le facoltà.

2:8 E l'Eterno Iddio piantò un giardino in Eden, in oriente, e quivi pose l'uomo che aveva formato.

2:9 Poi l’Eterno Dio fece nascere dalla somiglianza [4] ogni sostanza necessaria alla crescita e al completamento fisico, compresa quella sostanza della vita in quel punto in cui si forma il corpo organico e quella sostanza che permette la percezione della generazione e delle forme esteriori.

2:9 E l'Eterno Iddio fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e il cui frutto era buono da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino, e l'albero della conoscenza del bene e del male.

2.10 E una concezione rinnovante fluiva attraverso il tempo per essere assorbita dall’essenza del corpo organico e da li si generava l’esistenza fisica, per divenire in futuro, secondo quattro principi.

2:10 E un fiume usciva d'Eden per adacquare il giardino, e di là si spartiva in quattro bracci.

2.11 Il nome della prima concezione che accresce e rinnova, è l’apparenza, la manifestazione dell’essere sostanziale ed effettivo; il quale, in tutta la terra, contiene la forza vitale, la causa e il sostegno dell’esistenza; nella manifestazione dell’essere sostanziale ed effettivo si rivela la generazione.


2:11 Il nome del primo è Pishon, ed è quello che circonda tutto il paese di Havila dov'è l'oro;

 [5]

2:12 e l'oro di quel paese è buono; quivi si trovan pure il bdellio e l'ònice.

2.13 Il nome della seconda concezione che accresce e rinnova, è lo sviluppo organico individuale; in tutta la terra, lo sviluppo organico individuale contiene l’assimilazione dei principi vitali.
 

2:13 Il nome del secondo fiume è Ghihon, ed è quello che circonda tutto il paese di Cush.

2.14 Il nome della terza concezione che accresce e rinnova, è la proliferazione, cioè l’esistenza degli esseri, che si espande, suddividendosi in nuovi e più numerosi esseri. La proliferazione è finalizzata, dall’origine, alla continuità dell’essere umano. Il nome della quarta concezione che accresce e rinnova è: la fertilità.

2:14 Il nome del terzo fiume è Hiddekel, ed è quello che scorre a oriente dell'Assiria. E il quarto fiume è l'Eufrate.

2.15 E l’Eterno Dio prese l’essenza dell’essere umano e lo pose nel corpo organico soggetto al tempo, per renderlo individuale e gestirlo.

2:15 L'Eterno Iddio prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino d'Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.

2:16 Perciò l’Eterno Dio diresse l’essere umano, dicendogli di completare il corpo organico mediante il nutrimento.

2:16 E l'Eterno Iddio diede all'uomo questo comandamento: 'Mangia pure liberamente del frutto d'ogni albero del giardino;

2:17 Ma non con quella sostanza che permette la percezione della generazione e delle forme esteriori, ‘poiché nel giorno che ne mangerai causerai lo sviluppo della tua essenza’ [6].

2:17 ma del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai'.

2:18 E poi l’Eterno Dio disse, non è bene che l’essere umano sia isolato, Io gli farò una forza propria, che sia il riflesso della sua personalità.

2:18 Poi l'Eterno Iddio disse: 'Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole'.

2:19 Cosi l’Eterno Dio mostrò dalla somiglianza, la figura di tutta la vita della natura e tutti gli uccelli del cielo all’essere umano, per vedere quali nomi gli avrebbe dato; e stabilì che le caratteristiche, con le quali l’essere umano avrebbe nominato gli esseri viventi, divenissero il loro nome.

2:19 E l'Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all'uomo per vedere come li chiamerebbe, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli darebbe.

2:20 E l’essere umano diede dei nomi a tutti gli animali, agli uccelli in cielo e a tutti gli esseri della natura; ma per l’essere umano non si trovò quella forza propria, quale riflesso della sua personalità.

2:20 E l'uomo dette de' nomi a tutto il bestiame, agli uccelli dei cieli e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò aiuto che gli fosse convenevole.

2:21 Allora l’Eterno Dio distinse l’essere umano con la facoltà di intendere e volere e gli manifestò l’io; prese una delle sue proiezioni fisiche e vi innescò le facoltà delle forme corporee.

2:21 Allora l'Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che s'addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa.

2.22 E l’Eterno Dio formò l’essenza della proiezione fisica, presa dall’essere umano per la facoltà di intendere e volere e la fece provenire nell’essere umano.

2:22 E l'Eterno Iddio, con la costola che avea tolta all'uomo, formò una donna e la menò all'uomo.

2:23 Allora l’essere umano disse, questo è proprio il mio legame con la realtà fisica e con il mio corpo e la chiamò, facoltà di intendere e volere, poiché era stata presa, quale proiezione, dall’esistenza compiuta dell’essere umano.

2:23 E l'uomo disse: 'Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo'.

2:24 [5]

2:24 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.

2:25 [5]

2:25 E l'uomo e la sua moglie erano ambedue ignudi e non ne avevano vergogna.

 

 

Note

 

[1] La traslitterazione del nome è IHOAH; non è mai tradotto ma sostituito con Eterno o Signore. Da questo versetto in poi i due nomi sono usati sia singolarmente che insieme. Grazie al restauro del testo, ora è molto più comprensibile la presenza dei due nomi e delle rispettive azioni nella Creazione. Nella versione interlineare in lingua inglese, riguardo a questo nome, è presente una lunga e preziosa nota di d’Olivét.

[2] È lo stesso termine usato in Gen. 7.4, cioè la “pioggia” che darà inizio al “diluvio”. La radice etimologica esprime impulso, mozione, induzione, eccitamento.

[3] Allora l’Eterno Dio manifestò le facoltà dell’essenza dell’essere umano. Il lettore vedrà la coerenza continua del testo restaurato, nel concatenarsi degli eventi narrati. Come si è visto nel primo capitolo, la Creazione avviene in diverse fasi o stadi, prima una cosa e poi un’altra e da questa o quella ne vengono create altre; nello stesso modo avviene la creazione dell’essere umano, che dallo stato di essenza o di principio costitutivo, Dio ne manifesta le facoltà virtuali e sensibili, ma sempre e solo delle facoltà virtuali, fino al decimo capitolo. Gli ispirò la vita nelle sue facoltà e l’essere umano fu animato di vita, è la stessa cosa che facciamo noi, fra il progetto e la produzione di un computer, da virtuale quale è in progetto, lo animiamo per testarlo, prima di metterlo in produzione; quelle facoltà, per quanto animate e sensibili, sono solamente facoltà virtuali, diverse da qualcosa che poi diviene atto. Il verbo usato qui e nel versetto successivo è diverso dal simile in Gen. 2.19; la differenza è minima ma non sono affatto uguali; è composto il primo e radicale semplice il secondo. Il primo significa manifestare le facoltà virtuali delle forme, mentre il secondo significa manifestare le forme. Lo conferma anche lo stile narrativo, poiché nella Creazione le due parole sono usate solo tre volte in qualità di verbi e due volte in qualità di sostantivi in Gen. 6.5 e Gen. 8.21, versetti in cui la traduzione, i disegni dei pensieri, i disegni del cuore, nelle versioni bibliche in italiano, non è troppo lontana dal significato originale.

[4] Nel mantenere sempre questa accezione, si può notare che anche la Flora, qui, e la Fauna in Gen. 2.19, sono espressioni o emanazioni della somiglianza a Dio.

[5] Insieme a Gen. 2.12; Gen. 8.22 e il proverbio inserito in Gen. 10.9, concordiamo con d’Olivét nel ritenere anche questi due versetti estranei al testo originale. Possiamo solo chiedere al lettore di considerare due semplici circostanze. La prima è il contrasto fra il tono moralista di Gen. 2:24/25 e gli unici due indirizzi che Dio da all’essere umano, nei dieci capitoli della Creazione, il primo in Gen. 2.17 e l’altro in Gen. 9.4, col quale vieta di sopprimere i propri simili e vieta di nutrirsi di carne umana; la seconda considerazione è di notare quale ritmo si interrompe fra Gen. 2.23 e Gen. 3.1.

[6] Come vedremo Adamo ed Eva non moriranno; e neppure perderanno la presunta immortalità, poiché la durata della vita, Dio la decreta in Gen. 6.3. Questa parola, che è sempre stata tradotta con morire, è la stessa usata nel quinto capitolo per indicare la morte delle dieci persone, da Adamo a Noè, il quale, nonostante il limite di 120 anni, muore a 950 anni, in Gen. 9.29.

 

 

Terzo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capito coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero tre, cioè la misura, la proporzione fra i componenti di una qualsiasi cosa. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel terzo, tredicesimo e ventitreesimo versetto di ogni capitolo.

 

3:1 E l’istinto era il preminente di tutta la vita nella natura che l’Eterno Dio aveva fatto; e disse [1] alla facoltà di intendere e volere, perché Dio dice non mangiate tutte le sostanze per il corpo organico?

 

3:1 Or il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l'Eterno Iddio aveva fatti; ed esso disse alla donna: 'Come! Iddio v'ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?'

3:2 E la facoltà di intendere e volere disse all’istinto, possiamo mangiare ogni sostanza e frutto per il corpo.

 

3:2 E la donna rispose al serpente: 'Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare;


3:3 Ma il frutto che è nel punto in cui si forma il corpo, Dio dice [2] di non mangiarne e non svilupparci fisicamente, estendendoci dalla nostra essenza.

 

3:3 ma del frutto dell'albero ch'è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire'.


3:4 E l’istinto disse alla facoltà di intendere e volere: no, non svilupperete dalla vostra essenza estendendovi.

 

3:4 E il serpente disse alla donna: 'No, non morrete affatto;


3:5 Perché Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, si apriranno i vostri corpi e sarete come Dio, coscienti della generazione e delle forme fisiche.

 

3:5 ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s'apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male'.

3:6 La facoltà di intendere e volere vide che quella sostanza era efficace per completare, che perfezionava e completava l’esistenza, che era desiderabile per produrre il corpo; e così ne assimilò l’effetto, ne diede anche all’essere suo e l’essere umano ne assimilò.

 

3:6 E la donna vide che il frutto dell'albero era buono a mangiarsi, ch'era bello a vedere, e che l'albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch'era con lei, ed egli ne mangiò.

3:7 Allora si aprì la loro esistenza fisica e furono consci della loro progressione fisica; generarono l’essere effettivo e determinato e si fusero insieme nella loro sfera di attività.

 

3:7 Allora si apersero gli occhi ad ambedue e s'accorsero ch'erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture.


3:8 E assimilarono la realtà fisica di quelle facoltà [3] che l’Eterno Dio aveva preordinato per quel giorno; e l’essere umano e la sua facoltà pervennero all’esistenza manifesta attraverso la presenza dell’Eterno Dio nel punto in cui si forma la sostanza fisica del corpo.

 

3:8 E udirono la voce dell'Eterno Iddio, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino.


3:9 E l’Eterno Dio chiamò l’essere umano dicendogli, dove ti ha portato la tua facoltà di intendere e volere?

 

3:9 E l'Eterno Iddio chiamò l'uomo e gli disse: 'Dove sei?' E quegli rispose:

3:10 Ho assimilato le tue facoltà nel corpo, e ho visto la mia crescita e la mia manifestazione.

3:10 'Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perch'ero ignudo, e mi sono nascosto'.

3:11 Allora Dio disse, chi ti ha mostrato la tua crescita e forma esteriore, se non quella sostanza che ti avevo negato?

3:11 E Dio disse: 'Chi t'ha mostrato ch'eri ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell'albero del quale io t'avevo comandato di non mangiare?'

3:12 E l’essere umano rispose, la facoltà di intendere e volere che hai messo con me, lei me ne ha data e io l’ho assimilata.

 

3:12 L'uomo rispose: 'La donna che tu m'hai messa accanto, è lei che m'ha dato del frutto dell'albero, e io n'ho mangiato'.

3:13 Allora l’Eterno Dio disse alla facoltà di intendere e volere, perché hai fatto così? E la facoltà di intendere e volere rispose, l’istinto mi ha alterata e io l’ho assimilata.

 

3:13 E l'Eterno Iddio disse alla donna: 'Perché hai fatto questo?' E la donna rispose: 'Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato'.

3:14 Così l’Eterno Dio disse all’istinto, in virtù di ciò che hai fatto, sei costituito [4] in tutti gli animali e in tutta la vita della natura a trasmettere la tua tendenza; il tuo fine sarà sempre compiere lo sviluppo e la crescita fisica.

 

3:14 Allora l'Eterno Iddio disse al serpente: 'Perché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita.

3:15 Vi farò contrapposti, tu e la facoltà di intendere e volere e saranno opposte le vostre finalità; le sue finalità limiteranno il tuo potere e tu limiterai le conseguenze delle sue finalità.

 

3:15 E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno'.

3:16 Alla facoltà di intendere e volere disse, Io moltiplicherò l’estensione dei tuoi sensi coordinati e delle tue concezioni; nella sensibilità coordinata concepirai l’intelligenza, e sarai congiunta all’essere umano, così che egli si rappresenterà in te.

 

3:16 Alla donna disse: 'Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figliuoli; i tuoi desiderî si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te'.


3:17 E all’essere umano disse, poiché hai acquisito la facoltà di intendere e volere e ti sei completato con quella sostanza che ti avevo negato, è costituita la somiglianza [5] nella manifestazione dei tuoi sensi; ti completerai in essa nella coordinazione della tua estensione fisica, in ogni giorno della tua esistenza.

 

3:17 E ad Adamo disse: 'Perché hai dato ascolto alla voce della tua moglie e hai mangiato del frutto dell'albero circa il quale io t'avevo dato quest'ordine: Non ne mangiare, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita.


3:18 La natura, nella sua fertilità e abbondanza ciclica, avanzerà con avidità e forza per esistere; e ti nutrirai di ciò che cresce e si riproduce.

 

3:18 Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l'erba dei campi;


3:19 Nella realtà fisica, la tua causa finale, ti nutrirai per realizzarti nella somiglianza; poiché la tua essenza è stata tratta dalla somiglianza per manifestarsi fisicamente e attraverso la manifestazione fisica ti realizzerai.

 

3:19 mangerai il pane col sudore del tuo volto finché tu ritorni nella terra donde fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai'.


3:20 Allora l’essere umano chiamò percezione dell’esistenza [6] la propria facoltà di intendere e volere, perché fu lei l’origine di tutto ciò che la rivela ai sensi.

 

3:20 E l'uomo pose nome Eva alla sua moglie, perch'è stata la madre di tutti i viventi.


3:21 E l’Eterno Dio fece, come aveva detto all’essere umano e alla sua facoltà di intendere e volere, quell’aggiunta di potere e di sviluppo alle loro facoltà vitali.

 

3:21 E l'Eterno Iddio fece ad Adamo e alla sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.


3:22 Poi l’Eterno Dio disse, l’essere umano è diventato come noi, cosciente della generazione e le forme fisiche; perciò, affinché non tenda le sue facoltà anche alla sostanza della vita, e viva in questa condizione incompleta;


3:22 Poi l'Eterno Iddio disse: 'Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto a conoscenza del bene e del male. Guardiamo ch'egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo.

3:23 l’Eterno Dio diresse l’esistenza dell’essere umano fuori dal corpo soggetto al tempo, per produrre la distinzione individuale, nella somiglianza (a Dio) dalla quale era stato tratto.

 

3:23 Perciò l'Eterno Iddio mandò via l'uomo dal giardino d'Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto.


3:24 E riportò l’essere umano alla sua essenza; e dispose, per l’origine del corpo soggetto al tempo, l’acquisizione della crescita che conforma e la gradualità, nell’incremento degli esseri viventi, per la generazione ciclica della vita.

3:24 Così egli scacciò l'uomo; e pose ad oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita.


 

 

Note

 

[1] Il significato di questa parola è sempre relativo a chi la esprime, sia esso un essere, una facoltà o un oggetto; è la dichiarazione, la manifestazione, la riflessione all’esterno. Riguardo al termine serpente, inteso quale strumento tentatore del diavolo, in questa breve nota possiamo solo far rilevare che i termini demone, diavolo, demonio, satana, ecc. sono estranei a tutti i cinque libri che compongono la Torah, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Se escludiamo Gen. 3.1 non compare mai nessuna citazione a riguardo, se non quando vengono usati i termini capro o natura per esprimere il concetto di sacrifici offerti a idoli; e nemico o avversario, per esprimere l’ira di Dio mediante un proprio angelo, verso Balaam (Num. 22.22/32).

[2] Se il restauro del testo originale è corretto, qual è il motivo di questo strano ordine?
È il fatto che Dio ci ha creati simili a lui ma non identici a lui, non cloni di lui. Poiché ogni cosa creata da lui non è altro che una sua emanazione, non è altro che un’estensione di se stesso, come lo è l’intero Universo. A quanto possiamo constatare, Dio ci ha creati simili a lui ma ha voluto che fossimo diversi da lui, liberi e indipendenti, mediante la nostra facoltà di intendere e volere; e il modo per assicurarsi che fosse a tutti gli effetti libera e indipendente, dalla Sua volontà, è stato quello di porla di fronte a un divieto (identico a quello in Gen. 9.4, Non uccidere). Poiché se un divieto o un ordine simile lo avesse impartito alla Flora, alla Fauna o all’Universo stesso, non avrebbero potuto fare altro che rispettarlo.

[3] Sebbene il termine ebraico che significa la voce, il suono sia molto simile a questo, poiché la radice della parola è la stessa ma diversamente modificata, il significato qui è: Ogni forza cieca, meccanica che si dispiega, che agisce. Questa termine è presente otto volte nei dieci capitoli della Creazione e in ogni versetto esprime sempre ciò che noi chiamiamo forze della natura; cioè tutti quei fattori autonomi, automatici o meccanici che permettono e mantengono la vita e l’esistenza dell’intero universo. La parola la sera invece è il giorno, come riportano le versioni più recenti della Luzzi Riveduta, inteso quale settimo giorno o settima fase della Creazione; la quale inizia dal secondo capitolo per avere la sua maggiore manifestazione nel settimo capitolo.

[4] Nel rinviare il lettore alla versione interlineare, dove potrà vedere e comprendere che esiste la parola ebraica che significa maledizione ed esecrazione, e che è diversa da quella in questione, possiamo solo sperare che il lettore voglia vedere, in questa versione, che rispetto a questa parola, presente cinque volte nel testo della Creazione, il significato etimologico adatto è sempre questo, cioè il significato di una qualsiasi cosa o entità che è fortificata, rafforzata, prodotta, determinata, costituita, eccitata, accesa, indotta, attivata, naturata (Gen. 3.14; 3.17; 4.11; 5.29; 9.25).

[5] Erroneamente tradotto in suolo, polvere o terra, questo termine è invece la caratteristica del nostro nome, cioè di somigliare; ed è anche la descrizione che Dio usa creando l’essere umano in Gen. 1.26. Nel testo originale della Creazione il termine è presente 28 volte e avrà sempre lo stesso significato cioè di somigliare, somiglianza, similarità, identicità.

[6] E poi l’Eterno Dio disse, non è bene che l’essere umano sia isolato ma in tutta la Natura non si trovò quella forza propria, quale riflesso della sua personalità. La coscienza dovrebbe essere già presente nel momento in cui l’essere umano attribuisce dei nomi, a ciò che esiste in Natura e anche la facoltà di intendere e volere ne è provvista ma solo ora l’essere umano la identifica col nome che significa, la percezione che gli esseri umani hanno dell’esistenza: Tutto ciò che rende l’esistenza manifesta e patente, tutto ciò che la annuncia ai sensi; il nome usato come verbo esprime l’azione di scoprire ciò che era nascosto, di rendere evidente, manifesto.

 

 

Quarto Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero quattro, cioè tutte le idee di incremento e moltiplicazione della realtà fisica, dello sviluppo materiale, di tutto ciò che è sensibile, di tutto ciò che cade sotto i sensi o della forma esteriore delle cose. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel quarto, quattordicesimo e ventiquattresimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.

 

4:1 Così l’essere umano fu cosciente della sua facoltà di intendere e volere; e lei concepì e generò la personalità dicendo [1], ho acquisito l’intelletto dall’essenza stessa dell’Eterno.

 

4:1 Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: 'Ho acquistato un uomo, con l'aiuto dell'Eterno'.


4.2 E aggiunse l’estensione del suo ambito, la diffusione [2]; e la diffusione era l’incremento degli individui, mentre la personalità era la separazione individuale nella somiglianza a Dio.

 

4:2 Poi partorì ancora Abele, fratello di lui. E Abele fu pastore di pecore; e Caino, lavoratore della terra.


4.3 E avvenne, in virtù del settimo giorno [3], che la personalità fece provenire il frutto individuale della somiglianza all’Eterno.

 

4:3 E avvenne, di lì a qualche tempo, che Caino fece un'offerta di frutti della terra all'Eterno;

4.4 Anche la diffusione fece provenire le caratteristiche dell’incremento degli esseri e delle loro facoltà; e l’Eterno consolidò la diffusione delle esistenze individuali in lui.

 

4:4 e Abele offerse anch'egli dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. E l'Eterno guardò con favore Abele e la sua offerta,


4.5 Ma non consolidò la personalità e la sua esistenza individuale; e ciò causò l’infecondità delle sue manifestazioni.

 

4:5 ma non guardò con favore Caino e l'offerta sua. E Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto.

4.6 E l’Eterno disse, perché sei infeconda e sono contratte le tue manifestazioni?

 

4:6 E l'Eterno disse a Caino: 'Perché sei tu irritato? e perché hai il volto abbattuto?

4.7 Se ti perfezionerai ne sarà il tuo fondamento; se non ti estenderai, l’inibizione e il fallimento tenderanno verso te e si manifesteranno in te.

 

4:7 Se fai bene non rialzerai tu il volto? ma, se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri son vòlti a te; ma tu lo devi dominare!'

4.8 Ma la personalità si espresse così com’era nella diffusione, il proprio ambito, e ciò divenne la loro unione naturale; con ciò la personalità si costituì attraverso la diffusione e generò [4] in lui la crescita, l’incremento degli individui.

 

4:8 E Caino disse ad Abele suo fratello: 'Usciamo fuori ai campi!' E avvenne che, quando furono nei campi, Caino si levò contro Abele suo fratello, e l'uccise.


4.9 Allora [5] l’Eterno disse alla personalità, dov’è la diffusione, il tuo ambito? Ed egli rispose, non sento il controllo del mio ambito.

 

4:9 E l'Eterno disse a Caino: 'Dov'è Abele tuo fratello?' Ed egli rispose: 'Non lo so; sono io forse il guardiano di mio fratello?'

4.10 Cosa hai fatto, le facoltà universali [6] del tuo ambito sono contratte verso di me, dalla somiglianza.

 

4:10 E l'Eterno disse: 'Che hai tu fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.


4.11 E ora sei costituito per la somiglianza, la quale libera il proprio corso, per ricevere l’universalità del tuo ambito, con le tue sole facoltà.

 

4:11 E ora tu sarai maledetto, condannato ad errar lungi dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano.

4.12 Perciò quando esprimerai l’individualità dalla somiglianza, non ti darà l’estensione delle sue virtù; e tu sarai debole e vago sulla terra.

 

4:12 Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti, e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra'.

4.13 Allora la personalità disse all’Eterno, è troppo l’incremento della mia diffusione per la mia vacuità.

 

4:13 E Caino disse all'Eterno: 'Il mio castigo è troppo grande perch'io lo possa sopportare.

 

4.14 Ecco, riportami indietro alla somiglianza; e mi evolverò grazie a te, altrimenti sarò debole e vago sulla terra; e avverrà che chiunque mi avrà, mi genererà cosi.

4:14 Ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo e fuggiasco per la terra; e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà'.

4.15 E allora l’Eterno gli disse, chiunque ti genererà sarà costituito con i sensi; così l’Eterno mise la consistenza sensoriale alla personalità, affinché chiunque la abbia non ne sia limitato.

4:15 E l'Eterno gli disse: 'Perciò, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui'. E l'Eterno mise un segno su Caino, affinché nessuno, trovandolo, l'uccidesse.

 

4.16 E la personalità nacque dall’aspetto dell’Eterno e produsse, sulla terra, l’origine della distinzione individuale.

 

4:16 E Caino si partì dal cospetto dell'Eterno e dimorò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

 

4.17 E la personalità ebbe coscienza della propria facoltà [7], la quale concepì e generò l’acquisizione dell’esistenza separata; e egli manifestò le sensazioni fisiche, alle quali diede il nome di acquisizione dell’esistenza separata.

 

4:17 E Caino conobbe la sua moglie, la quale concepì e partorì Enoc. Poi, si mise a edificare una città, a cui diede il nome di Enoc, dal nome del suo figliuolo.

4.18 E l’acquisizione dell’esistenza separata generò i diversi stimoli e impulsi fisici, l’estensione nella percezione dell’esistenza, le connessioni psicofisiche e il legame reciproco.

 

4:18 E ad Enoc nacque Irad; Irad generò Mehujael; Mehujael generò Methushael, e Methushael generò Lamec.

 

4.19 E il legame reciproco comprendeva in sé due facoltà di intendere e volere, l’una evidente e l’altra intima.

 

4:19 E Lamec prese due mogli: il nome dell'una era Ada, e il nome dell'altra, Zilla.

4.20 La facoltà volitiva evidente generò il desiderio, causa effettiva del volere e della personalità.

 

4:20 E Ada partorì Iabal, che fu il padre di quelli che abitano sotto le tende presso i greggi.

 

4.21 Il nome del suo ambito fu l’estensione, causa di ogni concezione e intendimento della conoscenza e determinazione nel tendere al fine desiderato.

 

4:21 E il nome del suo fratello era Jubal, che fu il padre di tutti quelli che suonano la cetra ed il flauto.

 

4.22 Anche la facoltà volitiva intima generò il desiderio comune della personalità, che cela ciò che è indiscernibile; e l’ambito del desiderio comune della personalità fu la tutela dell’individualità.

 

4:22 E Zilla partorì anch'essa Tubal-cain, l'artefice d'ogni sorta di strumenti di rame e di ferro; e la sorella di Tubal-cain fu Naama.

 

4.23 Allora il legame disse alle sue due facoltà, l’evidente e l’intima: unitevi nelle mie funzioni preordinate; facoltà del legame: specificatevi in me, poiché ho generato la crescita dell’essere per la mia diffusione fisica e per mia la provenienza futura, quale era stata creata fin dal principio.

 

4:23 E Lamec disse alle sue mogli: 'Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire! Sì, io ho ucciso un uomo perché m'ha ferito, e un giovine perché m'ha contuso.

 

4.24 Poiché se per la personalità sono stati generati i sensi, anche per il legame lo saranno, nella fecondazione che ci completerà.


4:24 Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte'.

 

4.25 Quindi l’essenza dell’essere umano percepì ancora la sua facoltà di intendere e volere; e il concetto che lei generò lo chiamò distinzione, poiché, ella disse, Dio ha distinto la mia posterità, al posto della diffusione che la personalità, debole e vaga, aveva generato.

4:25 E Adamo conobbe ancora la sua moglie, ed essa partorì un figliuolo, a cui pose nome Seth, 'perché' ella disse, 'Iddio m'ha dato un altro figliuolo al posto d'Abele, che Caino ha ucciso'.

 

4.26 Così la distinzione generò l’io dell’essere e allora fu possibile nascere conformi al volere dell’Eterno.

4:26 E anche a Seth nacque un figliuolo, a cui pose nome Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome dell'Eterno.

 

Note

 

[1] Da Gen. 3.20 in poi nell’intera Creazione, Adamo, l’essere umano non parlerà più, se non attraverso la propria facoltà di intendere e volere. Caino, il cui significato è ampiamente esposto nelle versioni interlineari, noi oggi lo chiamiamo, la personalità.

[2] Ambito della personalità. La parola significa anche il luogo, il posto o la unità (nel senso militare), poiché è la stessa parola ebraica che indica il numero uno. Vale a dire, l’ambito, il luogo, il contesto per la singola personalità, perché Abele significa diffusione, estensione, quella facoltà moltiplicatrice dello spirito, dell’anima, della vita e il “lavoro” di Abele è l’emanazione fisica, l’incremento degli esseri, l’incremento degli individui, mentre il “lavoro” di Caino, la singola personalità, è l’individualità, l’esistenza individuale, la divisione, la separazione individuale, e fisica, dell’esistenza umana nella somiglianza a Dio.

[3] I primi sei giorni avvengono e sono descritti nel primo capitolo, il settimo giorno è iniziato nel secondo capitolo, per avere il suo apice nel settimo e completarsi nel decimo capitolo.

[4] In tutta la Bibbia il termine significa sempre uccidere; eppure l’etimo del verbo esprime tutte le idee di concezione, generazione e accrescimento, in senso proprio e figurato, della materia organica, degli organi corporali e dalla loro azione.

[5] Da notare sia il ritmo degli eventi, che il fatto che Dio chiede dove sia Abele, nonostante nella frase seguente senta la voce del sangue di tuo fratello grida a me.

[6] Il parafraste caldaico scrive: Le similari-generazioni che-future-dovevano-procedere del-fratello-tuo sono-accusanti davanti-a-me.

[7] Il testo si contraddistingue per l’abbondanza di dettagli e particolari ma chi è questa moglie e come è possibile edificare una città, se c’è solo Adamo, Eva e Caino?

 

Quinto Capitolo

 

In accordo con l’argomento etimologico del nome del numero cinque, cioè l’insieme, la somma di tutto ciò che rende l’esistenza manifesta e patente, questo capitolo composto di dieci nomi, riassume le dieci fasi che descrivono il passaggio dalla creazione del principio costitutivo dell’essere umano, alla creazione del principio costitutivo dell’individualità, mantenendo la somiglianza a Dio.

L’argomento del nome del numero cinque è quasi sempre presente anche nel quinto, quindicesimo e venticinquesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.

 

5.1 Queste sono le aggiunte costitutive, che descrivono la generazione dell’essere umano, nel giorno in cui Dio lo creò, facendolo a propria somiglianza:

 

5:1 Questo è il libro della posterità d'Adamo. Nel giorno che Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio;

 

5.2 li creò maschio e femmina, operò nei loro principi costitutivi e li chiamò col nome essere umano nel giorno che furono creati [1];

5:2 li creò maschio e femmina, li benedisse e dette loro il nome di 'uomo', nel giorno che furon creati.

 

5.3 le facoltà dell’essere umano erano proporzionate [2] e sviluppate il tutto il loro ambito, per il passaggio da uno stato all’altro; perciò si estese [3] a proiezione e somiglianza di se stesso e la chiamò distinzione;

 

5:3 Adamo visse centotrent'anni, generò un figliuolo, a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e gli pose nome Seth;

 

5.4 la manifestazione dell’essere umano, dopo la sua estensione nella distinzione, è stata quella specificata per il passaggio da uno stato all’altro; e si estese in concetti intellettivi e divisioni corporali [4];

 

5:4 e il tempo che Adamo visse, dopo ch'ebbe generato Seth, fu ottocent'anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5.5 e l’essere umano, in tutta la sua manifestazione, quale aggregazione proporzionata e consolidata per il passaggio da uno stato all’altro, si realizzò [5];

 

5:5 e tutto il tempo che Adamo visse fu novecentotrent'anni; poi morì.

 

5:6 e la distinzione fu l’insieme completo di tutto ciò che rende percepibile l’esistenza, per il passaggio da uno stato all’altro, e generò l’io dell’essere;

 

5:6 E Seth visse centocinque anni, e generò Enosh.

5:7 e la distinzione, dopo aver generato l’io dell’essere, fu il fecondatore fisico dell’individualità; e si estese in concetti intellettivi e divisioni corporali;

 

5:7 E Seth, dopo ch'ebbe generato Enosh, visse ottocentosette anni, e generò figliuoli e figliuole;

5:8 e la distinzione, in tutta la sua manifestazione, quale emissione della realtà fisica e sensibile, completamente consolidata per conservare e mantenere, si realizzò;

 

5:8 e tutto il tempo che Seth visse fu novecentododici anni; poi morì.

In elaborazione [6].

5:9 Ed Enosh visse novant'anni, e generò Kenan.

 

5:10 Ed Enosh, dopo ch'ebbe generato Kenan, visse ottocentoquindici anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:11 e tutto il tempo che Enosh visse fu novecentocinque anni; poi morì.

 

5:12 E Kenan visse settant'anni, e generò Mahalaleel.

 

5:13 E Kenan, dopo ch'ebbe generato Mahalaleel, visse ottocentoquarant'anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:14 e tutto il tempo che Kenan visse fu novecentodieci anni; poi morì.

 

5:15 E Mahalaleel visse sessantacinque anni, e generò Jared.

 

5:16 E Mahalaleel, dopo ch'ebbe generato Jared, visse ottocentotrent'anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:17 e tutto il tempo che Mahalaleel visse fu ottocentonovantacinque anni; poi morì.

 

5:18 E Jared visse centosessantadue anni, e generò Enoc.

 

5:19 E Jared, dopo ch'ebbe generato Enoc, visse ottocent'anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:20 e tutto il tempo che Jared visse fu novecentosessantadue anni; poi morì.

 

5:21 Ed Enoc visse sessantacinque anni, e generò Methushelah.

 

5:22 Ed Enoc, dopo ch'ebbe generato Methushelah, camminò con Dio trecent'anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:23 e tutto il tempo che Enoc visse fu trecentosessantacinque anni.

 

5:24 Ed Enoc camminò con Dio; poi disparve, perché Iddio lo prese.

 

5:25 E Methushelah visse centottantasette anni e generò Lamec.

 

5:26 E Methushelah, dopo ch'ebbe generato Lamec, visse settecentottantadue anni, e generò figliuoli e figliuole;

 

5:27 e tutto il tempo che Methushelah visse fu novecentosessantanove anni; poi morì.

5:28 e Lamek, il legame [7] delle due facoltà, completamente distinte per il passaggio da uno stato all’altro, generò la propria estensione;

 

5:28 E Lamec visse centottantadue anni, e generò un figliuolo;

5.29 e la chiamò esistenza individuale dicendo, questa ci identificherà nella creazione di noi e nello sviluppo fisico coordinato delle nostre facoltà, nella somiglianza a Dio che Egli ha costituito;

 

5:29 e gli pose nome Noè, dicendo: 'Questo ci consolerà della nostra opera e della fatica delle nostre mani cagionata dal suolo che l'Eterno ha maledetto'.

 

5:30 e il legame, dopo aver generato l’esistenza individuale, fu l’insieme di tutto ciò che rende manifesta l’esistenza, completamente consolidata per conservare e mantenere, per il passaggio da uno stato all’altro; e si estese in concetti intellettivi e divisioni corporali;

 

5:30 E Lamec, dopo ch'ebbe generato Noè, visse cinquecentonovantacinque anni, e generò figliuoli e figliuole;

5:31 e il legame, in tutta la sua manifestazione, quale causa generativa fondamentale [8], si realizzò;

 

5:31 e tutto il tempo che Lamec visse fu settecentosettantasette anni; poi morì.

 

5.32 e l’esistenza individuale fu l’emissione generatrice di tutto ciò che rende manifesta l’esistenza, completa per il passaggio da uno stato all’altro; perciò generò il DNA, la facoltà riproduttiva e la crescita fisica [9].

5:32 E Noè, all'età di cinquecent'anni, generò Sem, Cam e Jafet.

 

 

Note

 

[1] L’attestazione è ripetuta, li creò maschio e femmina e li chiamò col nome essere umano, nel giorno in cui Dio creò l’essere umano, facendolo a propria somiglianza.

[2] Questi numeri non sono usati con il loro valore numerico ma con il significato del loro nome.

[3] Il termine ebraico esprime tutte le idee di propagazione, di generazione, di estensione qualsivoglia data all’essere.

[4] Ne figli ne figlie, come si vedrà anche in Gen. 6.1 e 6.2, bensì emanazioni intellettuali o sensibili, le facoltà concettuali i figli; e ogni divisione corporale, le membra, le figlie. Rispetto al termine ebraico originale, che in senso proprio significa, un figlio, una formazione, una corporizzazione, una costruzione, per coerenza si dovrebbe tradurre che Noè, in Gen. 5.32, sarebbe figlio di cinquecento anni; e, in Gen. 7.6, figlio di seicento anni.

[5] Come abbiamo visto nel terzo capitolo, questo verbo non significa morire, poiché Adamo ed Eva non sono morti. La traduzione biblica descrive la conseguenza dell’azione di questo verbo in Gen. 3:7: Allora si apersero gli occhi ad ambedue e si accorsero che erano nudi. Allora il verbo è stato inteso in senso figurato, cioè diventare un mortale. Ma l’etimologia del verbo esprime il passaggio da un stato all’altro; nel caso di Adamo ed Eva, l’essere umano e la sua facoltà volitiva, è stato il passaggio dallo stato di essenza o principio costitutivo allo stato di corpo fisico, sensibile; la stessa facoltà volitiva, per quanto definibile una facoltà virtuale, necessita di condizioni fisiche per essere percepita; concetto specificato da Adamo, mediante i due diversi nomi con cui la chiama, in Gen. 2.23 e Gen. 3.20.

[6] Questi versetti sono in attesa delle necessarie conferme per quanto riguarda alcuni nomi.

[7] I passaggi da Adamo a Caino, nel quarto capitolo, non sono parte di un’estensione sterile o maledetta, al contrario questi passaggi si estendono attraverso Dio (Gen. 4.15); e portano alle due facoltà di intendere e volere, l’una evidente e l’altra intima, collegate da Lamek, il legame. L’estensione di Adamo, attraverso Caino, porta a Lamek; e Lamek è lo stesso Lamek che generà Noè, cioè l’esistenza individuale dell’essere umano. Solo attraverso le fasi di Caino, Adamo, il quale significa l’essere umano, cioè l’Umanità, ha potuto evolversi, attraverso questi dieci nomi/stadi riassunti nel quinto capitolo, in Noè, cioè l’esistenza individuale e distinta dell’essere umano.

[8] Nel versetto è ripetuto tre volte il nome del numero sette, cioè la causa generativa/produttiva/fecondante di tutto ciò che è sensibile, che cade sotto i sensi, della realtà fisica o l’aspetto esteriore delle cose; a sottolineare l’importanza, in ciò che caratterizza l’individualità, di quel legame che comprende, insieme alla facoltà volitiva manifesta, anche la facoltà volitiva intima, che cela ciò che è indiscernibile, il cui ambito è la tutela dell’individualità; facoltà volitiva intima senza la quale non potrebbe esistere l’individualità.

[9] Abbiamo scelto l’interpretazione più efficace per il nome Sem, poiché la prima accezione di questa parola è, il nome di ogni essere, il segno che lo rende conoscibile, ciò che lo costituisce come tale; ma il lettore potrà vedere da Gen. 9.20 in poi le conferme di questi nomi, dove Noè, Sem, Cam e Jafet, e in seguito Canaan, figlio di Cam, compiono delle azioni e i loro stessi nomi sono usati in qualità di verbi.

 

 

Sesto Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero sei cioè, tutte le idee di proporzione, di misura proporzionale e relativa; tutte le idee di uguaglianza, di giustezza, di similitudine, di misura tra le cose; lo stato di essere simile, conforme, conveniente, atto a qualcosa. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel sesto, sedicesimo e ventiseiesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.


6.1 Per realizzare e incrementare la somiglianza dell’essere umano, furono generate loro delle forme corporee.

 

6:1 Or quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furon loro nate delle figliuole,

6.2 E videro [1] che il corpo di Dio era buono per l’essere umano e così presero per l’essere umano l'essenza di quelle forme corporee che avevano scelto.

 

6:2 avvenne che i figliuoli di Dio videro che le figliuole degli uomini erano belle, e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte.

6.3 Allora l’Eterno disse, non infonderò per sempre la mia animazione nella funzioni vitali dei loro organismi ma per centovent’anni.

6:3 E l'Eterno disse: 'Lo spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo; poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni saranno quindi centovent'anni'.

6.4 La distinzione individuale c’era già sulla terra, così quando anche le facoltà del corpo di Dio provennero come membra all’essere umano, per generare gli organismi, tutto ciò divenne, per la successiva realizzazione, gli esseri umani preposti.


6:4 In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche di poi, quando i figliuoli di Dio si accostarono alle figliuole degli uomini, e queste fecero loro de' figliuoli. Essi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.

6.5 Così l’Eterno vide che lo sviluppo sensibile dell’essere umano sulla terra, in ogni facoltà vitale, era accresciuto e diffuso in ogni manifestazione fisica.

 

6:5 E l'Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.

6.6 Perciò l’Eterno realizzò l’esistenza individuale [2] sulla terra e materializzò le proprie facoltà vitali.

 

6:6 E l'Eterno si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo.


6.7 E l’Eterno disse, farò nascere [3] a mia somiglianza l’esistenza dell’essere umano che ho creato e così anche tutta la vita della natura insieme all’essere umano, poiché realizzerò l’esistenza individuale per cui li ho fatti.

 

6:7 E l'Eterno disse: 'Io sterminerò di sulla faccia della terra l'uomo che ho creato: dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento d'averli fatti'.


6.8 Poiché l’esistenza individuale aveva ottenuto l’esistenza dalla natura fisica dell’Eterno.

 

6:8 Ma Noè trovò grazia agli occhi dell'Eterno.


6.9 Questa è la descrizione della generazione dell’esistenza individuale: Il singolo individuo è la suddivisione di Dio stesso; e questa disposizione fu l’essenza stessa di Dio, trasmessa nell’esistenza individuale.

 

6:9 Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.


6.10 Per questo l’esistenza individuale produsse le tre estensioni dell’essere, il DNA, la facoltà riproduttiva e la crescita fisica.

 

6:10 E Noè generò tre figliuoli: Sem, Cam e Jafet.


6:11 E la terra era ripiegata e compressa davanti a Dio ed era completa ma chiusa e avvolta.

 

6:11 Or la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era ripiena di violenza.

6.12 E Dio vide che la terra era pronta, in quanto comprendeva l’esistenza di ogni forma corporea, secondo il proprio ordine sulla terra.

6:12 E Dio guardò la terra; ed ecco, era corrotta, poiché ogni carne aveva corrotto la sua via sulla terra.


6.13 Allora Dio disse all’esistenza individuale, la finalità di tutte le forme corporee sta provenendo davanti a me; poiché la vita sulla terra, contratta e contenuta, è completamente pronta [4]; ed ecco, il mio Essere per realizzare tutta la vita compressa in se stessa sulla terra:

 

6:13 E Dio disse a Noè: 'Nei miei decreti, la fine d'ogni carne è giunta; poiché la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra.


6:14 Conformati secondo la provenienza determinata [5] di materia corporea; conformati per acquisizioni; e sarai il suo contenuto attraverso lo scaturire di te nel corpo;

 

6:14 Fatti un'arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece, di dentro e di fuori.


6.15 Così ti conformerai, la morbidezza corporea sarà proporzionata di sostanza; l’animazione, con tutto ciò che permette l’esistenza; e la consistenza, con l’insieme proporzionato di ciò che è concreto.

 

6:15 Ed ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell'arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l'altezza, di trenta cubiti.


6.16 Nella concezione che scaturisce, ti conformerai per provenire in maniera determinata; attraverso l’estensione della materia, nel punto in cui essa stessa si forma, attraverso il suo sviluppo; la diffusione dell’esistenza umana la disporrai nell’accoppiamento.

 

6:16 Farai all'arca una finestra, in alto, e le darai la dimensione d'un cubito; metterai la porta da un lato, e farai l'arca a tre piani: uno da basso, un secondo e un terzo piano.


6.17 Ed ecco, Io provengo, espandendo [6] la vita, contratta e ripiegata nei propri principi costitutivi, sulla terra; tutto ciò che è animato di vita crescerà fisicamente.


6:17 Ed ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere di sotto i cieli ogni carne in cui è alito di vita; tutto quello ch'è sopra la terra, morrà.

6.18 E io farò sussistere la mia creazione in te; e tu nascerai, provenendo in maniera determinata, tu e le tue emanazioni, la tua facoltà volitiva e le facoltà [7] delle tue emanazioni insieme a te.

 

6:18 Ma io stabilirò il mio patto con te; e tu entrerai nell'arca: tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie e le mogli de' tuoi figliuoli, con te.


6.19 Tutto ciò che vive, in ogni forma corporea, a coppie di maschi e femmine, lo farai nascere attraverso la provenienza determinata, per esistere insieme con te.

 

6:19 E di tutto ciò che vive, d'ogni carne, fanne entrare nell'arca due d'ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina.

6.20 Tutti gli animali, che crescono nell’identità della propria specie, a coppie nasceranno insieme a te.

6:20 Degli uccelli secondo le loro specie, del bestiame secondo le sue specie, e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due d'ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita.

6.21 E per te assumi ogni alimento che nutre, alimentazione che ti completerà; e sarà per te e per loro di nutrimento.

 

6:21 E tu prenditi d'ogni cibo che si mangia, e fattene provvista, perché serva di nutrimento a te e a loro'.

6.22 E l’esistenza individuale si conformò in tutto come voluto da Dio.

6:22 E Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli avea comandato.

 


Note

 

[1] Non si tratta di figli di Dio ma del Suo corpo; sebbene in senso proprio il termine significhi, un figlio, una formazione, una corporizzazione, una costruzione, l’idea espressa dall’etimo è, una estensione generatrice, un produzione analoga all’essere, un’emanazione. Il plurale però è espresso nel testo originale, allo stesso modo di Gen. 1.26 e Gen. 3.22.

[2] E l’Eterno si pentì… Questa parola non è altro che il nome Noè, cioè l’esistenza individuale, usato come verbo; il suo impiego è frequente e verificabile nelle versioni interlineari, in Gen. 2.15; 4.4; 4,5; 5.29; 6.6; 6.7; 8.4; 8.21.

[3] L’etimo del verbo esprime l’azione di causare, formare, plasmare, partorire l’esistenza.

[4] La terra è completamente pronta, invece di è piena di violenza. Il testo è straordinariamente ricco di dettagli ma rispetto al motivo del Diluvio Universale, non ne esiste alcuno.

[5] Ecco l’Arca di Noè; il significato di questo nome è, la provenienza determinata; ogni idea di progressione, di provenienza, di pervenire, di nascere in maniera determinata, definita; significato del tutto consono al passaggio dell’essere in essenza all’essere realizzato, compiuto.

[6] Il diluvio delle acque sulla terra, ovvero l’espansione della materia sulla terra. Come già visto, ovunque leggiamo acqua, il testo originale scrive materia, masse; e l’etimo del diluvio è, una forza dilatante, la quale agendo dal centro alla circonferenza, aumenta il volume delle cose, causando una sorta di ribollimento, di rigonfiamento; ogni idea di espansione e di estensione; l’azione di dilatare, gonfiare. La radice etimologica è parte del nome Abele.

[7] Da notare che i nomi delle quattro mogli non sono mai citati; neppure all’uscita dall’Arca, dove solo otto persone sopravvivono alla distruzione dell’Umanità.


 

Settimo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero sette, cioè tutte le idee di produrre, di vivificare, di fecondare, di effettuare la realtà fisica e materiale; o di effettuare lo sviluppo, la crescita delle forme esteriori delle cose. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel settimo, diciassettesimo e ventisettesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.


7.1 Perciò l’Eterno disse all’esistenza individuale, nasci in tutto ciò che ti è connaturato, provieni in maniera determinata; poiché questa disposizione della vita, che ho considerato per l’essere umano individuale, è la suddivisione universalizzata della mia persona.

 

7:1 E l'Eterno disse a Noè: 'Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, poiché t'ho veduto giusto nel mio cospetto, in questa generazione.


7.2 Degli animali che sono poco prolifici prendine sette coppie, composte dall’essere e dalla sua facoltà e una coppia sola degli animali prolifici, composta dall’essere e dalla sua facoltà [1].

 

7:2 D'ogni specie di animali puri prendine sette paia, maschio e femmina; e degli animali impuri un paio, maschio e femmina;


7.3 Anche i volatili sette coppie, composte da maschio e femmina, per farne esistere il seme [2] sulla terra.


7:3 e parimente degli uccelli dei cieli prendine sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza sulla faccia di tutta la terra;

7.4 Poiché per fecondare l’esistenza fisica, Io realizzo [3] sulla terra l’incremento fisico della materia e l’incremento fisico della vita chiusa in essenza; e causerò ogni sussistenza di ciò che ho fatto a mia somiglianza.

 

7:4 poiché di qui a sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò di sulla faccia della terra tutti gli esseri viventi che ho fatto'.


7.5 E l’esistenza individuale si conformò in tutto come voluto dall’Eterno.

 

7:5 E Noè fece tutto quello che l'Eterno gli avea comandato.

7.6 E poiché l’esistenza individuale era conforme, avvenne l’espansione della materia sulla terra.

 

7:6 Noè era in età di seicent'anni, quando il diluvio delle acque inondò la terra.

7.7 L’esistenza individuale con le sue emanazioni, la sua facoltà volitiva e le facoltà delle sue emanazioni, provenne in maniera determinata, nell’espansione della materia.

 

7:7 E Noè, coi suoi figliuoli, con la sua moglie e con le mogli de' suoi figliuoli, entrò nell'arca per scampare dalle acque del diluvio.


7.8 La fauna poco prolifica, quella prolifica, i volatili e tutto ciò che cresce e diventa adulto somigliando alla propria specie,

 

7:8 Degli animali puri e degli animali impuri, degli uccelli e di tutto quello che striscia sulla terra,

7.9 provenne, in coppie di maschio e femmina, in maniera determinata; allo stesso modo individuale voluto da Dio per l’esistenza degli esseri umani.

 

7:9 vennero delle coppie, maschio e femmina, a Noè nell'arca, come Dio avea comandato a Noè.


7.10 E fu nel settimo dei giorni, che avvenne la materia dell’espansione sulla terra.

 

7:10 E, al termine dei sette giorni, avvenne che le acque del diluvio furono sulla terra.

7.11 Nella provenienza dell’esistenza individuale, in quel giorno, tutte le fonti dell’esistenza furono aperte e le forze moltiplicatrici del cielo vennero slegate.

7:11 L'anno seicentesimo della vita di Noè, il secondo mese, il diciassettesimo giorno del mese, in quel giorno, tutte le fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo s'aprirono.

7.12 E avvenne la corporizzazione sulla terra, per l’incremento fisico della materia e l’incremento fisico della vita chiusa in essenza.


7:12 E piovve sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

7.13 Nella corporizzazione di quel giorno provenne l’esistenza individuale, con sua facoltà volitiva e le tre facoltà delle sue emanazioni.

7:13 In quello stesso giorno, Noè, Sem, Cam e Jafet, figliuoli di Noè, la moglie di Noè e le tre mogli dei suoi figliuoli con loro, entrarono nell'arca:


7.14 E insieme all’esistenza individuale, anche ogni specie di tutta la vita animale,

7:14 essi, e tutti gli animali secondo le loro specie, e tutto il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo le loro specie, e tutti gli uccelli secondo le loro specie, tutti gli uccelletti, tutto quel che porta ali.

7.15 in ogni forma corporea animata dalla vita, provenne in coppie e in esistenza individuale.

 

7:15 D'ogni carne in cui è alito di vita venne una coppia a Noè nell'arca:

7.16 Nascendo maschio e femmina provennero singolarmente, allo stesso modo voluto da Dio per esistenza individuale degli esseri umani. Allora l’Eterno estese la propria consistenza.

 

7:16 venivano maschio e femmina d'ogni carne, come Dio avea comandato a Noè; poi l'Eterno lo chiuse dentro l'arca.


7.17 E l’espansione avvenne sulla terra per incrementare la materia; e la materia crebbe a misura per la provenienza determinata, la quale fu elevata dilatandosi e riempiendo lo spazio sulla terra.

 

7:17 E il diluvio venne sopra la terra per quaranta giorni; e le acque crebbero e sollevarono l'arca, che fu levata in alto d'in su la terra.


7.18 E la materia sviluppò gli organismi, che crebbero in tutta la loro estensione sulla terra, poiché la provenienza determinata dell’esistenza slegava l’aspetto della materia.

 

7:18 E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra, e l'arca galleggiava sulla superficie delle acque.


7.19 E la materia organica si sviluppò completamente in tutta la propria facoltà, sulla terra e tutto l’accrescimento, sotto il cielo, fu colmato.

 

7:19 E le acque ingrossarono oltremodo sopra la terra; e tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli, furono coperte.

7.20 La materia organica si sviluppò, aprendosi e accumulandosi fisicamente, perciò l’accrescimento fu colmato.

 

7:20 Le acque salirono quindici cubiti al disopra delle vette dei monti; e le montagne furon coperte.

7.21 E divenne organica ogni forma corporea che cresce sulla terra, nei volatili, nei quadrupedi, negli animali e in tutta la proliferazione ciclica sulla terra e in tutta l’umanità [4].


7:21 E perì ogni carne che si moveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali selvatici, rettili d'ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti gli uomini.

7.22 Tutto ciò che era nell’incremento dell’esistenza ed era animato per vivere si realizzò, dalla propria essenza all’esistenza fisica e compiuta.

 

7:22 Tutto quello ch'era sulla terra asciutta ed aveva alito di vita nelle sue narici, morì.


7.23 E tutti gli esseri della somiglianza furono generati in ogni sussistenza, dall’essere umano agli animali, a ciò che cresce e ai volatili del cielo [5]; e furono generati con qualità terrestri; l’esistenza individuale e le sue facoltà divennero conformi attraverso la loro provenienza determinata.

 

7:23 E tutti gli esseri che erano sulla faccia della terra furono sterminati: dall'uomo fino al bestiame, ai rettili e agli uccelli del cielo; furono sterminati di sulla terra; non scampò che Noè con quelli ch'erano con lui nell'arca.


7.24 La materia organica si sviluppò sulla terra, nella manifestazione completa di tutto ciò che la compone.

7:24 E le acque rimasero alte sopra la terra per centocinquanta giorni.


Note

 

[1] Le traduzioni provenienti dalla LXX, usano in questo versetto due volte le parole maschio e femmina, per quelle parole ebraiche che finora hanno sempre reso con uomo o marito e donna o moglie, ma solo nel versetto seguente il testo ebraico usa le parole che significano maschio e femmina. Nelle versioni interlineari, anche il lettore completamente inesperto di lingua ebraica potrà constatare queste differenze. Il termine essere o gli esseri, indica gli esseri in quanto tali; diversi fra loro, ma sempre esseri. La loro facoltà volitiva invece, significa quel motivo per cui l’usignolo fa il nido e non la ragnatela, il castoro fa la diga, ecc..

[2] Con questa parola, sia nel senso proprio che in quello figurato, il testo rimarca che si tratta di semi, di essenze, che passano da uno stato all’altro.

[3] La stessa pioggia, anticipata in Gen. 2.5; e la notte è il nome che Dio da all’oscurità, cioè tutto ciò che appariva dell’esistenza, mentre la terra era nella propria essenza in Gen. 1.2.

[4] Con tutta l’umanità, rendiamo correttamente il plurale del testo originale; ma il passaggio, dall’attuale esistenza individuale, alla pluralità degli esseri umani, è descritto nel nono e decimo capitolo.

[5] Rinnoviamo l’invito a notare che la quantità di dettagli, per gli animali, le date o le misure dell’arca, è spropositata rispetto alla completa assenza di dettagli sul motivo dell’immane distruzione del diluvio universale; presumendo che, visto il mezzo usato per distruggere, compresa Flora e Fauna, l’attuale popolazione non doveva essere ridotta.

 

 

Ottavo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero otto, cioè la specificazione, la qualificazione, la definizione, la distinzione, la figurazione ottenuta attraverso le forme esterne. La misura propria delle cose. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nell’ottavo, nel diciottesimo e ventottesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.

 

8.1 Così Dio mostrò le caratteristiche dell’esistenza individuale e di tutta la vita animale provenuta con lui, poiché Dio produsse la forma esteriore dell’esistenza sulla terra; allora la materia fu fissata.

 

8:1 Or Iddio si ricordò di Noè, di tutti gli animali e di tutto il bestiame ch'era con lui nell'arca; e Dio fece passare un vento sulla terra, e le acque si calmarono;


8.2 E furono chiuse le fonti fisiche della vita e le forze estensive del cielo, il quale si era compiuto nella propria formazione.

 

8:2 le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse; e cessò la pioggia dal cielo;


8.3 Poiché fu prodotta la materia, disserrata e propagata sulla terra; e alla fine dello sviluppo completo, in ciò che ne rende manifesta l’esistenza, la materia venne resa indipendente.

 

8:3 le acque andarono del continuo ritirandosi di sulla terra, e alla fine di centocinquanta giorni cominciarono a scemare.


8.4 Nella fecondazione e nel disserramento fisico di quella germinazione dell’esistenza, la provenienza dell’esistenza individuale avvenne in maniera determinata, nella generazione che ha condotto e contenuto gli elementi della natura [1].

 

8:4 E nel settimo mese, il decimosettimo giorno del mese, l'arca si fermò sulle montagne di Ararat.


8.5 E poiché la materia era disserrata e indipendente nell’esistenza, apparve la generazione.

 

8:5 E le acque andarono scemando fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti.

8.6 Così avvenne, al termine dell’incremento fisico della materia, che l’esistenza individuale si aprì all’esistenza reale, quale effetto dalla provenienza fisica.

 

8:6 E in capo a quaranta giorni, Noè aprì la finestra che avea fatta nell'arca,


8.7 E manifestò l’incremento fisico, che provenne fuori e generò fino all’apparire della materia asciutta [2] sulla terra.

 

8:7 e mandò fuori il corvo, il quale uscì, andando e tornando, finché le acque furono asciugate sulla terra.


8.8 E dall’essenza di se stesso, cercò di manifestare l’essere realizzato, per vederne le facoltà materiali relative alla somiglianza.

 

8:8 Poi mandò fuori la colomba, per vedere se le acque fossero diminuite sulla superficie della terra.

8.9 Ma l’essere realizzato non provenne attraverso di lui, per contenerlo, dispiegato e visibile, e tornò in lui nella provenienza determinata, a causa dello sviluppo materiale ancora in atto in tutta la terra; ed egli lo riassorbì e lo fece provenire attraverso di sé, attraverso la provenienza determinata.


8:9 Ma la colomba non trovò dove posar la pianta del suo piede, e tornò a lui nell'arca, perché c'eran delle acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese, e la portò con sé dentro l'arca.

8.10 E sviluppò ancora dell’altra fecondazione della materia, e cercò ancora di manifestare l’essere realizzato.

 

8:10 E aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell'arca.


8.11 E l’essere realizzato provenne attraverso di lui, nello stesso tempo dell’incremento fisico; ed ecco, il suo aspetto manifestava la realtà dello sviluppo, finalizzato a permanere ordinato e visibile; e ciò mostrò all’esistenza individuale, che erano attuate le facoltà preordinate della materia della terra.

 

8:11 E la colomba tornò a lui, verso sera; ed ecco, essa aveva nel becco una foglia fresca d'ulivo; onde Noè capì che le acque erano scemate sopra la terra.

8:12 E cercò ancora di sviluppare dell’altra fecondazione della materia per l’essere realizzato, il quale non ne accumulò altra in sé.

 

8:12 E aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più a lui.


8.13 Ciò avvenne nell’inizio della variazione proporzionale, nell’estensione completa dei principi costitutivi, nell’inizio di quella esistenza germinata, la materia incrementò sulla terra; e l’esistenza individuale mutò, completandosi e provenendo in maniera fisica e determinata; e vide che era realmente in atto l’incremento di esistenza nella somiglianza.


8:13 L'anno secentesimoprimo di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque erano asciugate sulla terra; e Noè scoperchiò l'arca, guardò, ed ecco che la superficie del suolo era asciutta.

8.14 Nella germinazione dell’esistenza, nella variazione da uno stato all’altro, mediante la produzione e vivificazione della sostanza e il disserramento fisico della materia, in quella germinazione dell’esistenza la terra era asciutta.

 

8:14 E il secondo mese, il ventisettesimo giorno del mese, la terra era asciutta.

8.15 E Dio parlò all’esistenza individuale dicendo:

 

8:15 E Dio parlò a Noè, dicendo:


8.16 Nasci e provieni in forma compiuta, con la tua facoltà di intendere e volere, le tue emanazioni e le loro facoltà.

 

8:16 'Esci dall'arca tu e la tua moglie, i tuoi figliuoli e le mogli dei tuoi figliuoli con te.

8.17 Ogni vivente, in ogni sua forma corporea volatile e quadrupede, nasca insieme a te; si propaghi di proliferazione ciclica e si incrementi sulla terra.


8:17 Fa' uscire con te tutti gli animali che sono teco, d'ogni carne: uccelli, bestiame, e tutti i rettili che strisciano sulla terra, perché abbondino sulla terra, e figlino e moltiplichino sulla terra'.

8.18 Così provenne l’esistenza individuale, con le sue emanazioni, la sua facoltà di intendere e volere e le facoltà delle sue emanazioni.

 

8:18 E Noè uscì con i suoi figliuoli, con la sua moglie, e con le mogli dei suoi figliuoli.

8.19 E tutti gli animali, tutto ciò che cresce e diventa adulto, tutti i volatili e tutto ciò che cresce sulla terra nella distinzione della propria esistenza, provennero in forma compiuta.

 

8:19 Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quel che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall'arca.

8.20 L’esistenza individuale si formò dall’effervescenza vitale dell’Eterno e nello stesso modo anche tutti gli animali con proliferazione ridotta.

 

8:20 E Noè edificò un altare all'Eterno; prese d'ogni specie d'animali puri e d'ogni specie d'uccelli puri, e offrì olocausti sull'altare.

 

8.21 Così l’Eterno animò e costituì l’esistenza individuale; e l’Eterno disse in cuor suo, non aggiungerò altra somiglianza all’essere umano, poiché ne ha manifestato le facoltà vitali fin dai suoi primi impulsi; e non aggiungerò altro sviluppo ai principi costitutivi di tutta la vita che ho fatto.

 

8:21 E l'Eterno sentì un odor soave; e l'Eterno disse in cuor suo: 'Io non maledirò più la terra a cagione dell'uomo, poiché i disegni del cuor dell'uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto.

[3]

8:22 Finché la terra durerà, sementa e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai'.

 

Note

 

[1] Nelle versioni interlineari il lettore potrà vedere i dettagli sul significato della famosa montagna; inoltre il verbo si fermò, nelle versioni bibliche, è ancora il nome Noè, l’esistenza individuale, usato come verbo; il suo impiego è frequente e verificabile nelle versioni interlineari, in Gen. 2.15; 4.4; 4,5; 5.29; 6.6; 6.7; 8.4; 8.21.

[2] In Gen. 8.2 è descritto il compimento del cielo e in questo versetto il compimento della terra, la quale, composta dagli elementi della materia e conformandosi dalla propria essenza, si suddivide in terra asciutta, acqua e aria. Come moltissime altre parole, il Corvo all’occorrenza viene tradotto la sera, in Gen. 8.11 e in Gen. 1.5.

[3] Concordiamo con d’Olivét nel ritenere questo versetto, insieme a Gen. 2.12; 2.24; 2.25 e il proverbio inserito in Gen. 10.9, una nota o una aggiunta successiva al testo.

 

 

Nono Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero nove, cioè ogni idea di consolidamento e conservazione; tutto ciò che è designato e determinato per consolidare e conservare; la necessità, la forza superiore che consolida e mantiene qualcosa. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel nono, diciannovesimo e ventinovesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.

 

9.1 E Dio operò nell’esistenza individuale e nelle sue emanazioni, dicendo loro, generatevi, incrementatevi e riempite la terra.

 

9:1 E Dio benedisse Noè e i suoi figliuoli, e disse loro: 'Crescete, moltiplicate, e riempite la terra.

 

9.2 Tutta la vita animale sia soggetta al vostro dominio.

 

9:2 E avranno timore e spavento di voi tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo. Essi son dati in poter vostro con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare.

9.3 Ogni essere che vive e cresce e ogni vegetale vi servirà di cibo.

 

9:3 Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo, come l'erba verde;

9.4 Ma non vi nutrirete della carne dei vostri simili.

 

9:4 ma non mangerete carne con la vita sua, cioè col suo sangue.

9.5 Perché Io farò giustizia della morte della vostra anima; in ogni essere vivente farò giustizia, sia mediante la collettività, che mediante il singolo essere farò giustizia all’anima dell’essere umano.

 

9:5 E, certo, io chiederò conto del vostro sangue, del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale; e chiederò conto della vita dell'uomo alla mano dell'uomo, alla mano d'ogni suo fratello.

9.6 Chi sopprimerà l’essere umano sarà soppresso dall’essere umano, perché Dio ha fatto l’essere umano a sua proiezione.

 

9:6 Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo sarà sparso dall'uomo, perché Dio ha fatto l'uomo a immagine sua.

9.7 Voi generatevi e incrementatevi, attraverso la proliferazione ciclica, sulla terra e moltiplicate in essa.

 

9:7 Voi dunque crescete e moltiplicate; spandetevi sulla terra, e moltiplicate in essa'.

9.8 Poiché, Dio disse all’esistenza individuale e alle sue emanazioni:

 

9:8 Poi Dio parlò a Noè e ai suoi figliuoli con lui, dicendo:

9.9 Io stesso perpetuo la mia filiazione in voi e nella vostra progenie dopo di voi.

 

9:9 'Quanto a me, ecco, stabilisco il mio patto con voi e con la vostra progenie dopo voi,

9.10 E in ogni anima vivente che era insieme a voi, dal volatile al quadrupede, tutto ciò che è nato attraverso la provenienza determinata, secondo tutta l’esistenza della terra.

 

9:10 e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame, e tutti gli animali della terra con voi; da tutti quelli che sono usciti dall'arca, a tutti quanti gli animali della terra.

9.11 Io perpetuo la mia filiazione in voi; poiché nessuna forma corporea sarà più sviluppata dalla materia dell’espansione e non ci sarà dell’altra espansione all’esistenza, che era ripiegata nei principi costitutivi della terra.

 

9:11 Io stabilisco il mio patto con voi, e nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio, e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra'.

9.12 Quindi Dio disse, questo è il segno della mia filiazione che metto fra me e voi, e fra ogni vostra anima che esisterà nelle generazioni future:

 

9:12 E Dio disse: 'Ecco il segno del patto che io fo tra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni a venire.

 

9.13 Le facoltà che ho predisposto nella vostra procreazione; e ciò sarà il segno della mia filiazione fra me e la terra.

 

9:13 Io pongo il mio arco nella nuvola, e servirà di segno del patto fra me e la terra.

 

9.14 Si vedrà come ho concepito la vita della terra nella vostra procreazione.

 

9:14 E avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al disopra della terra, l'arco apparirà nelle nuvole,

9.15 Manifesterò le caratteristiche della mia filiazione che si perpetua, e ciò sarà fra me, voi e ogni anima vivente in ogni forma corporea; non vi sarà ulteriore sviluppo alla vita, in ogni sua forma corporea che era nei propri principi costitutivi.

 

9:15 e io mi ricorderò del mio patto fra me e voi e ogni essere vivente d'ogni carne, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni carne.

9.16 Le facoltà che ho predisposto nella vostra procreazione, saranno quelle che irradierò [1] per determinare la filiazione, che si perpetua in futuro fra Dio e ogni anima vivente, in ogni sua forma corporea sulla terra.

 

9:16 L'arco dunque sarà nelle nuvole, e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque carne che è sulla terra'.

9.17 Così Dio disse all’esistenza individuale, questa filiazione che si perpetua [2] è il segno di ciò che faccio sussistere fra me e ogni forma vivente sulla terra.

 

9:17 E Dio disse a Noè: 'Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni carne che è sulla terra'.

 

9.18 Le emanazioni dell’esistenza individuale, provenute in maniera determinata, furono il DNA, la facoltà riproduttiva e la crescita fisica; e la facoltà riproduttiva è quella che genera il corpo.

 

9:18 E i figliuoli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Jafet; e Cam è il padre di Canaan.

 

9.19 Queste tre furono le emanazioni dell’esistenza individuale e attraverso loro fu diffusa la vita in tutta la terra.

 

9:19 Questi sono i tre figliuoli di Noè; e da loro fu popolata tutta la terra.

9.20 Allora l’esistenza individuale realizzò la somiglianza dell’essere e stabilì le caratteristiche distintive.

 

9:20 Or Noè, ch'era agricoltore, cominciò a piantar la vigna;

9.21 Dispose l'estensione dell'intelletto, ne distinse le caratteristiche e si dispiegò nel punto in cui si forma il proprio volere.

 

21 e bevve del vino e s'inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda.

 

9.22 La facoltà riproduttiva, colei che genera il corpo, irradiò l’animazione fisica dell’esistenza individuale e la riflesse all’azione esterna dei suoi due ambiti.

 

9:22 E Cam, padre di Canaan, vide la nudità del padre suo, e andò a dirlo fuori, ai suoi fratelli.

 

9.23 Perciò il DNA e la crescita fisica presero il moto continuo, che va dall’inizio alla fine nel compimento dell’essere, e lo assimilarono per trasmetterne in seguito la funzione; furono il completamento dell’animazione fisica dell’esistenza individuale, così da essere successiva la loro manifestazione; perciò non irradiarono l’animazione fisica dell’esistenza individuale.

 

9:23 Ma Sem e Jafet presero il suo mantello, se lo misero assieme sulle spalle, e, camminando all'indietro, coprirono la nudità del loro padre; e siccome aveano la faccia vòlta alla parte opposta, non videro la nudità del loro padre.

 

9.24 L’esistenza individuale manifestò le scissione dello spirito e seppe ciò che la sua emanazione, la ripetitiva [3], gli aveva fatto.

 

9:24 E quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli avea fatto il suo figliuolo minore, e disse:

9.25 E quindi disse, il corpo è costituito nell’individualità fisica e diventerà l’individualità fisica dei suoi ambiti.

 

9:25 'Maledetto sia Canaan! Sia servo dei servi de' suoi fratelli!' E disse ancora:

 

9.26 E disse, operi nelle facoltà l’Eterno, Dio del DNA e il corpo sia la distinzione individuale del DNA.

 

9:26 'Benedetto sia l'Eterno, l'Iddio di Sem, e sia Canaan suo servo!

 

9.27 Iddio accresca la crescita fisica [4] e prenda forma nel volere del DNA; e sia il corpo la sua individualità fisica.

 

9:27 Iddio estenda Jafet, ed abiti egli nelle tende di Sem, e sia Canaan suo servo!'

9.28 E Noè, dopo l’estensione dei principi costitutivi, fu la proporzione completa di ciò che lo componeva; e fu la somma di tutto ciò che rende manifesta l’esistenza, per la transizione da uno stato all’altro dei principi costitutivi dell’essere umano.

 

9:28 E Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquant'anni.

9.29 Cosi Noè, in tutta la sua manifestazione, fu il consolidamento designato per la conservazione, sviluppato in tutto l’ambito delle proprie facoltà; e fu la somma di tutto ciò che rende manifesta l’esistenza, per la transizione da uno stato all’altro dei principi costitutivi dell’essere umano, quindi si realizzò.

9:29 E tutto il tempo che Noè visse fu novecentocinquant'anni; poi morì.

 

Note

 

[1] Vedere è il significato nel senso figurato; il senso proprio è, ciò che si irradia, ciò che viene irradiato.

[2] Questo tema inizia in Gen. 9.9, dura nove versetti ed è l’argomento del nome del numero nove.

[3] Solo il restauro del testo può chiarire perché Noè maledice Canaan, per l’azione compiuta da Cam. Il minore, o il più piccolo, è la caratteristica con la quale Dio definisce la Luna, cioè la ripetitiva, la persistente, che continua, che ripete la successione; anche Canaan è chiamato minore, o il più piccolo, e anche Canaan, cioè il corpo umano, è ripetitivo, persistente, che continua, che si ripete nella propria successione, nella successione dell’esistenza fisica del corpo umano.

[4] Il nome Jafet, usato come verbo. Il lettore avrà notato dall’inizio di questa traduzione, che non si tratta di figli ne di nomi di persone. Non è affatto casuale la continua mancanza dei nomi delle quattro donne sopravvissute nell’Arca. Noè è il nome di quella fase, nella creazione di Adamo, l’essere umano, attraverso la quale gli esseri umani si distinguono fra loro dal loro aspetto esteriore. Noè è il decimo nome, dei dieci nomi riassunti nel quinto capitolo, delle fasi che descrivono il passaggio, dalla creazione del principio costitutivo dell’Umanità, alla creazione del principio costitutivo dell’individualità, mantenendo la somiglianza a Dio; e Noè, l’esistenza umana individuale, genera tre emanazioni, la facoltà riproduttiva del corpo umano, la crescita fisica del corpo umano, dalla singola cellula all’età adulta, e la terza emanazione è quella che costituisce l’essere umano dal punto di vista esteriore, cioè il DNA; e come risulta dal testo è questa terza caratteristica a dirigere come e quale forma prenderà il corpo umano; il concetto è ribadito in Gen. 10.21. Sebbene le versioni interlineari offrano una più ampia documentazione, in nome Sem significa letteralmente nome; il nome di ogni essere, il segno che lo rende conoscibile, ciò che lo costituisce come tale.

 

Decimo Capitolo

 

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero dieci cioè, ogni idea di apertura, liberazione, soluzione o disserramento della realtà fisica e materiale, di tutto ciò che è sensibile, di tutto ciò che cade sotto i sensi o della forma esteriore delle cose. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel decimo e ventesimo versetto di ogni capitolo; poiché, a eccezione del numero venti che deriva dal dieci con il ricorso al duale, tutti i numeri delle decine dal trenta al novanta, si formano dal plurale del numero primitivo; per cui ogni numero di decina non è altro che il complemento del suo numero radicale.

Sebbene i significati dei nomi del numero quattro, sette e dieci possano sembrare molto simili, la loro differenza è netta; il quattro esprime la moltiplicazione, l’incremento della realtà fisica e materiale; il sette esprime la fecondazione, la generazione della realtà fisica e materiale; e il dieci esprime l’apertura, la liberazione, il disserramento della realtà fisica e materiale.

 

[1]

10:1 Questa è la posterità dei figliuoli di Noè: Sem, Cam e Jafet; e a loro nacquero de' figliuoli, dopo il diluvio.

 

 

10:2 I figliuoli di Jafet furono Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Mescec e Tiras.

 

 

10:3 I figliuoli di Gomer: Ashkenaz, Rifat e Togarma.

 

 

10:4 I figliuoli di Javan: Elisha, Tarsis, Kittim e Dodanim.

 

 

10:5 Da essi vennero i popoli sparsi nelle isole delle nazioni, nei loro diversi paesi, ciascuno secondo la propria lingua, secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.

 

 

10:6 I figliuoli di Cam furono Cush, Mitsraim, Put e Canaan.

 

 

10:7 I figliuoli di Cush: Seba, Havila, Sabta, Raama e Sabteca; e i figliuoli di Raama: Sceba e Dedan.

 

 

10:8 E Cush generò Nimrod, che cominciò a esser potente sulla terra.

 

 

10:9 Egli fu un potente cacciatore nel cospetto dell'Eterno; perciò si dice: 'Come Nimrod, potente cacciatore nel cospetto dell'Eterno'.

 

 

10:10 E il principio del suo regno fu Babel, Erec, Accad e Calne nel paese di Scinear.

 

 

10:11 Da quel paese andò in Assiria ed edificò Ninive, Rehoboth-Ir e Calah;

 

 

10:12 e, fra Ninive e Calah, Resen, la gran città.

 

 

10:13 Mitsraim generò i Ludim, gli Anamim, i Lehabim, i Naftuhim,

 

 

10:14 i Pathrusim, i Casluhim (donde uscirono i Filistei) e i Caftorim.

 

 

10:15 Canaan generò Sidon, suo primogenito, e Heth,

 

 

10:16 e i Gebusei, gli Amorei, i Ghirgasei,

 

 

10:17 gli Hivvei, gli Archei, i Sinei,

 

 

10:18 gli Arvadei, i Tsemarei e gli Hamattei. Poi le famiglie dei Cananei si sparsero.

 

 

10:19 E i confini dei Cananei andarono da Sidon, in direzione di Gherar, fino a Gaza; e in direzione di Sodoma, Gomorra, Adma e Tseboim, fino a Lesha.

 

 

10:20 Questi sono i figliuoli di Cam, secondo le loro famiglie, secondo le loro lingue, nei loro paesi, nelle loro nazioni.

 

10.21 Anche il DNA fu propagato, lui che è il generatore di tutte le emanazioni che manifestano l’aspetto esteriore, quale ambito della crescita fisica, l’incrementatrice.

~fl.W

E il DNA

dly

Si estese generando

aWh-~G:

Anch’esso (lui che è)

ybia

Il produttore di, il generatore di

-lK'

Tutte le

-ynEB

Emanazioni, generazioni che

rb,[

 rb   w[ 

Manifestano le forme fisiche; che rivelano, esprimono l’aspetto fisico esteriore

yxÞa

(E che è) l’ambito, il luogo de

tp,y<ï

La crescita, l’estensione (fisica)

lAdGh

 ld       ag      g

L’incrementatrice fisica [1]

[1] Vedi anche Gen. 1.16; 1.21; 4.13.

 

10:21 Anche a Sem, padre di tutti i figliuoli di Eber e fratello maggiore di Jafet, nacquero de' figliuoli.

 

10:22 I figliuoli di Sem furono Elam, Assur, Arpacshad, Lud e Aram.

 

 

10:23 I figliuoli di Aram: Uz, Hul, Gheter e Mash.

 

 

10:24 E Arpacshad generò Scelah, e Scelah generò Eber.

 

 

10:25 E ad Eber nacquero due figliuoli; il nome dell'uno fu Peleg, perché ai suoi giorni la terra fu spartita; e il nome del suo fratello fu Jokthan.

 

 

10:26 E Jokthan generò Almodad, Scelef, Hatsarmaveth,

 

 

10:27 Jerah, Hadoram, Uzal,

 

 

10:28 Diklah, Obal, Abimael, Sceba,

 

 

10:29 Ofir, Havila e Jobab. Tutti questi furono figliuoli di Jokthan.

 

 

10:30 E la loro dimora fu la montagna orientale, da Mesha, fin verso Sefar.

 

 

10:31 Questi sono i figliuoli di Sem, secondo le loro famiglie, secondo le loro lingue, nei loro paesi, secondo le loro nazioni.

 

 

10:32 Queste sono le famiglie dei figliuoli di Noè, secondo le loro generazioni, nelle loro nazioni; e da essi uscirono le nazioni che si sparsero per la terra dopo il diluvio.

 
Note

 

[1] La mancanza delle necessarie conferme, non ci permette di pubblicare le bozze di traduzione di questo decimo e ultimo capitolo della Creazione.


"BWHEBB, BWHEBL, BWTRANSH [Hebrew]; BWGRKL, BWGRKN, and BWGRKI [Greek] Postscript® Type 1 and TrueTypeT fonts Copyright © 1994-2011 BibleWorks, LLC. All rights reserved. These Biblical Greek and Hebrew fonts are used with permission and are from BibleWorks (www.bibleworks.com)."
All users are requested to comply with displaying and preserving the copyright, if they also distribute any derived publications.